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Psicologia dello sviluppo

La Psicologia dello Sviluppo si occupa dello studio dei cambiamenti che si verificano nel comportamento umano nel corso della vita.

Secondo la prospettiva del life span, ogni fase del ciclo di vita è suscettibile di cambiamenti evolutivi, per questo motivo è preferibile denominare Psicologia dello Sviluppo piuttosto che Psicologia dell’età evolutiva, come era fino a poco tempo fa, quella branca della psicologia che focalizza la sua attenzione sul processo di cambiamento durante la crescita.

E’ bene sapere che ci sono psicologi dello sviluppo che studiano il fenomeno ad ampio raggio e si occupano dunque dei cambiamenti che avvengono lungo tutto l’arco della vita, dalla nascita fino alla morte (sono anche detti psicologi del ciclo di vita); altri invece concentrano la loro attenzione su un settore più limitato, ad esempio quello dell’infanzia (sono chiamati psicologi infantili o psicologi dell’età evolutiva) oppure quello della vecchiaia (in questo caso si chiamano psicologi gerontologi).

Una considerevole mole di studi e ricerche in Psicologia dello Sviluppo prende in considerazione il periodo dell’infanzia se non addirittura quello della primissima infanzia (0-2 anni).

E’ veramente affascinante osservare le trasformazioni di un neonato che viene alla vita e piano piano, giorno dopo giorno, evolve e matura in un modo straordinario fino a diventare qualcosa di molto diverso da quell’organismo unicellulare che è stato alle origini!

I cambiamenti che si osservano sono certamente a carico del sistema fisico, ma non solo ma sono anche emotivi, relazionali e psicologici.  E’ vero infatti che nel tempo si assiste a un progressivo aumento della quantità di cellule e delle loro relative connessioni e a una serie di trasformazioni ad esempio nell'altezza, nel peso e nelle ossa. A questo proposito le fotografie scattate nelle varie fasi di vita, e magari raccolte in album ricordi, testimoniano in modo chiaro le evoluzioni e i cambiamenti fisici nel corso del tempo.

Se avessimo a disposizione dei filmati con immagini in movimento, potremmo vedere un bambino che prima gattona, poi cammina, che prima piange in modo indifferenziato e poi impara a comunicare alcuni semplici bisogni, che prima mette in bocca oggetti e poi impara a usare gli stessi oggetti per svolgere funzioni precise.

Se poi provassimo ad osservare il fenomeno con più attenzione, ci accorgeremmo che in realtà quello che cambia non è soltanto il bambino, i suoi apparati, l’hardware come oggi si dice a volte. Infatti, nel costante rapporto con l’adulto avviene uno scambio reciproco e un reciproco adattamento che modificano tanto le risposte del bambino quanto quelle dell’adulto. Un esempio per tutti: l’apparato fonatorio e le capacità cognitive di un bambino di 4 mesi non lo mettono in grado di esprimersi con il linguaggio, ma è anche vero che un bambino di 18 mesi può avere tutto l’hardware perfettamente adeguato ma non sarà in grado di dire neppure un parola se gli adulti non parleranno con lui. Gli adulti parleranno con lui, e gli parleranno in un certo modo anche in funzione della sua maturazione e delle modificazioni che vedranno nel suo sviluppo. Un bambino di un anno dice pappa anziché desidero del cibo perché non è sufficientemente sviluppato per esprimersi in questo secondo modo, ma anche perché gli adulti intorno a lui dicono pappa piuttosto che desideri del cibo. Poi però le specifiche competenze del bambino evolvono fino a diventare in grado di accogliere nuovi stimoli educativi che l’adulto competente proporrà al bambino, lavorando nella cosiddetta “zona di sviluppo prossimale” per favorire il suo apprendimento. Le più moderne teorie dello sviluppo si basano su un approccio sistemico -dinamico che vede gli elementi che compongono il sistema interagire continuamente, mutare e riorganizzarsi in funzione delle loro reciproche interazioni. Partendo proprio dall’esempio precedente possiamo dire che la Psicologia dello Sviluppo descrive “che cosa” cambia e si interessa anche di “come” queste modificazioni si realizzano. Non solo ad esempio  si interessa dello sviluppo del linguaggio e quindi della descrizione  delle varie fasi con cui esso si realizza e arriva a compimento, ma anche del modo in cui l’interazione adulto/bambino favorisce tali cambiamenti.

In questa ottica anche la storica diatriba natura/cultura viene superata da una visione in cui l’eredità genetica costituisce l’imprescindibile dotazione di partenza che a seconda delle caratteristiche e delle interazioni con l’ambiente in cui si cala può produrre esiti evolutivi profondamente diversi.

Gli psicologi dello sviluppo si occupano di come evolvono varie funzioni psicologiche di base come ad esempio le emozioni, l’attenzione e la percezione, le competenze cognitive, comunicative e linguistiche, di come si sviluppano i comportamenti prosociali e antisociali fino ad arrivare, nell’adolescenza, tra i 12 e i 22 anni, allo studio di come cambia il modo di pensare e di come si forma l’identità personale di un individuo (branca, questa, di specifica competenza degli psicologi dell’adolescenza).

La ricerca in Psicologia dello Sviluppo si avvale sia di metodi di studio naturalistici che di metodi sperimentali, privilegiando ricerche di tipo longitudinale. I metodi naturalistici sono in grado di descrivere come si verifica lo sviluppo nella vita reale, anche se è evidente che il limite è l’impossibilità di controllare quali siano le variabili responsabili del cambiamento. I metodi sperimentali permettono di individuare le variabili responsabili dei cambiamenti evolutivi anche se gli studi che si svolgono in laboratorio hanno il difetto di allontanarsi in modo anche considerevole da ciò che accade nel mondo reale.

Le conoscenze accumulate dagli studi di Psicologia dello sviluppo possono avere ricadute operative nella realizzazione di interventi sociali ed educativi di prevenzione. Solo per fare un esempio, lo studio dell’influenza delle condizioni naturali della famiglia di origine sullo sviluppo del linguaggio può orientare e suggerire la messa a punto di progetti che permettano al maggior numero possibile di bambini in età prescolare di acquisire le abilità del linguaggio necessarie per affrontare al meglio la scuola, indipendentemente dalla famiglia di origine.

Un’altra tipica applicazione della Psicologia dello Sviluppo riguarda non più la prevenzione dei problemi evolutivi quanto il trattamento dei problemi clinicamente significativi del bambino. In questo caso il compito del clinico dell’età evolutiva sarà quello di utilizzare, nella relazione con lui e con la sua famiglia, strumenti e strategie di comprovata efficacia per favorire il benessere e la migliore evoluzione possibile del bambino nei suoi contesti di vita.

Riferimenti Bibliografici

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